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Un parente si ammala all'improvviso: i tre giorni pagati e i due anni di congedo che puoi chiedere al lavoro

Tre giorni pagati all'anno per grave infermità di un familiare, e un congedo non pagato fino a due anni. Chi può, i documenti, come si chiedono.

Permesso per grave infermità e congedo per gravi motivi familiari: la casa del parente anziano e il telefono di chi lo segue da lontano, uniti da un filo
Permesso per grave infermità e congedo per gravi motivi familiari: si chiedono al datore di lavoro, non all'INPS

di Frank FabianoPubblicato il 2 ottobre 2026Aggiornato il 2 ottobre 2026Basata sulla legge 53/2000 (art. 4), il decreto ministeriale 278/2000, il codice civile (art. 433) e la circolare INPS 32/2012Lettura: 6 minuti

In breve

Se un familiare si ammala gravemente o muore, i dipendenti pubblici e privati hanno tre giorni lavorativi di permesso retribuito all'anno (in tutto, non per evento), da usare entro sette giorni: per la malattia porti il certificato del medico entro cinque giorni dal rientro, per il decesso basta il certificato o l'autocertificazione. Per periodi lunghi c'è il congedo per gravi motivi familiari: fino a due anni nella vita lavorativa, anche a pezzi, non pagato e senza contributi, ma con il posto garantito. Il congedo vale anche per genitori e suoceri che non vivono con te; i tre giorni valgono per i genitori anche non conviventi, per i suoceri solo se vivono con te. Si chiede al datore di lavoro, che deve rispondere entro dieci giorni (salvo regole diverse del contratto collettivo).

Due strumenti diversi, per due momenti diversi

Quando una persona anziana della famiglia si ammala all'improvviso, o peggiora, chi lavora ha due strumenti poco conosciuti, che valgono per i dipendenti pubblici e privati e non richiedono la legge 104. Li prevede l'articolo 4 della legge 53 del 2000; le regole pratiche sono nel decreto ministeriale 278 del 2000.

I tre giorniIl congedo fino a due anni
Quandodecesso o grave infermità documentatagravi motivi familiari, tra cui le patologie elencate dal decreto
Per chiconiuge (anche separato), parente entro il secondo grado anche non convivente, chi è nella tua famiglia anagraficala tua famiglia anagrafica e le persone dell'articolo 433 del codice civile, anche non conviventi: genitori, suoceri, fratelli
Quanto dura3 giorni lavorativi all'anno in tutto, da usare entro 7 giornifino a 2 anni in tutta la vita lavorativa, di fila o a pezzi
Pagatosì: lo paga il datore di lavoro, con lo stipendio pieno (vedi sotto)no: niente stipendio e niente contributi, ma il posto resta
A chi si chiedeal datore di lavoro, prima dell'assenzaal datore di lavoro, che risponde entro 10 giorni

Il testo di legge non è cambiato dal 2022, e il decreto del 2000 è ancora quello in vigore: le regole qui sotto valgono nel 2026. Se la persona ha una disabilità grave riconosciuta, ci sono anche i permessi della legge 104 (tre giorni al mese) e il congedo straordinario retribuito: si sommano a questi, con un limite che vediamo sotto.

Il permesso di 3 giorni per grave infermità: come si usa

  1. Avvisa prima il datore di lavoro, dicendo cosa è successo e in quali giorni userai il permesso: il decreto chiede di comunicarlo "previamente".
  2. Usali entro sette giorni dal decesso o dall'accertamento della grave infermità, o dalla necessità di interventi terapeutici. Festivi e giorni non lavorativi non si contano.
  3. Porta il certificato entro cinque giorni dal rientro: lo firma il medico specialista del Servizio sanitario (o convenzionato), il medico di famiglia, oppure la struttura sanitaria se c'è un ricovero o un intervento. Per un decesso basta il certificato o, dove ammessa, una dichiarazione sostitutiva.

Sono tre giorni complessivi all'anno, non tre giorni per ogni evento. Se non li usi tutti, quelli rimasti valgono per altri eventi dello stesso anno.

Chi li paga. La legge dice solo che il permesso è "retribuito" (articolo 4, comma 1); né la legge né il decreto scrivono chi lo paga. Lo dice in chiaro SuperAbile, il contact center dell'INAIL per la disabilità: "I tre giorni di permesso si intendono integralmente retribuiti da parte del datore di lavoro" (pagina del 21 novembre 2022, che oggi non è più sul sito: il link porta alla copia d'archivio del 15 agosto 2024). Quindi li paga il datore, con lo stipendio pieno, come un normale giorno di lavoro: non c'è una domanda all'INPS.

Cosa conta come grave infermità. La legge non la definisce. Per il Ministero del Lavoro (nota del 25 novembre 2008, copia d'archivio del PDF ufficiale) valgono come esempio le malattie elencate dal decreto 278/2000 per il congedo. Secondo la circolare della Difesa qui sotto, il certificato deve descrivere la malattia o la cura (intervento, ricovero…) e la parola «grave infermità» può anche mancare (Cassazione, ordinanza 14794 del 2019). Una circolare del Ministero della Difesa del 3 febbraio 2025, scritta per i suoi dipendenti civili, fa esempi concreti: un intervento chirurgico, esami diagnostici molto invasivi, un ricovero, l'assistenza a casa dopo le dimissioni dall'ospedale. Il certificato non si può sostituire con un'autocertificazione.

Al posto dei giorni di assenza puoi concordare per iscritto con il datore una riduzione dell'orario, anche per più di tre giorni: deve valere almeno quanto i giorni che sostituisce e partire entro sette giorni. È utile quando la malattia dura settimane e preferisci uscire prima ogni giorno.

I contratti collettivi possono prevedere condizioni migliori: controlla il tuo. E i tre giorni si sommano ai permessi della legge 104, se la persona ce li ha.

Il congedo per gravi motivi familiari (fino a due anni): cosa comporta

  • Per chi: oltre alla famiglia anagrafica, le persone dell'articolo 433 del codice civile anche se non vivono con te: coniuge, figli, genitori e ascendenti, generi e nuore, suoceri, fratelli e sorelle. Anche parenti o affini fino al terzo grado con disabilità.
  • Per cosa: il decreto elenca i "gravi motivi", tra cui l'impegno particolare nella cura o nell'assistenza di queste persone e le patologie che riducono l'autonomia, richiedono assistenza continua o monitoraggi frequenti, o la partecipazione attiva del familiare alle cure.
  • Quanto: fino a due anni in tutta la vita lavorativa, continuativi o frazionati. Si contano anche i festivi compresi nel periodo; i pezzi più brevi di un mese si sommano: ogni trenta giorni fanno un mese.
  • Cosa perdi: lo stipendio, e il periodo non conta per l'anzianità né per la pensione. Lo puoi coprire in due modi, a tue spese, con domanda online all'INPS (decreto legislativo 564 del 1996, articolo 5): il riscatto, fino a tre anni, pagando la "riserva matematica" (scheda INPS per il settore privato, scheda per i dipendenti pubblici), oppure i contributi volontari (prosecuzione volontaria).
  • Cosa resta: il posto di lavoro. Ma durante il congedo non puoi fare nessun altro lavoro. Puoi rientrare prima, se non avete fissato una durata minima, avvisando il datore (con sette giorni di preavviso se ha assunto un sostituto).

I due anni sono un tetto unico con il congedo straordinario della legge 104: per l'INPS (circolare 32 del 2012) chi ha già usato un anno e quattro mesi di congedo per gravi motivi può avere solo otto mesi di congedo straordinario. Se la persona ha la 104 grave e tu hai i requisiti, conviene prima quello retribuito.

Come si chiede il congedo, e se il datore dice no

  1. Fai la domanda al datore di lavoro, non all'INPS: meglio per iscritto, così resta la data. Se il motivo è una delle patologie del decreto, allega subito il certificato medico; per la cura e l'assistenza basta una tua dichiarazione; per un decesso, il certificato o l'autocertificazione.
  2. Il datore deve rispondere entro dieci giorni, se il tuo contratto collettivo non prevede una procedura diversa. Se dice no, propone un rinvio o concede solo una parte, deve motivarlo.
  3. Puoi chiedere un riesame: la domanda va riesaminata nei venti giorni successivi.
  4. Se c'è un decesso e non hai più i tre giorni retribuiti, puoi chiedere il congedo non pagato. Se chiedi fino a tre giorni, il datore deve rispondere entro 24 ore, può dire no solo per eccezionali ragioni organizzative e deve fartelo usare entro i sette giorni successivi.

Con un contratto a termine il datore può dire no anche quando il congedo non è compatibile con la durata del contratto, quando hai già avuto più di tre giorni di congedo, o se sei stato assunto per sostituire un collega in congedo. Quando il rapporto finisce, il datore deve darti un'attestazione dei periodi di congedo usati: conservala, serve per il conteggio dei due anni con un altro datore.

Due anni di assenza non pagata sono una scelta pesante: prima di farla, guarda gli aiuti per chi assiste un anziano, la badante con i contributi agevolati e, se la persona vive sola lontano, un telesoccorso che copra le ore in cui non ci sei.

Domande frequenti

I tre giorni di permesso sono per ogni evento o all'anno?

All'anno, in tutto: il decreto 278/2000 parla di "tre giorni complessivi di permesso retribuito all'anno". I contratti collettivi possono prevedere di più.

Quali documenti servono per il permesso per grave infermità?

Il certificato del medico specialista del Servizio sanitario o convenzionato, del medico di famiglia, o della struttura sanitaria in caso di ricovero o intervento, da consegnare al datore entro cinque giorni dal rientro.

Posso usare i tre giorni per un familiare che non vive con me?

Sì, se è un parente entro il secondo grado, per esempio un genitore: il decreto dice "anche non convivente". Per gli affini, come i suoceri, i tre giorni valgono solo se sono nella tua famiglia anagrafica.

Il congedo di due anni per gravi motivi familiari è pagato?

No. Il posto resta, ma non c'è retribuzione e il periodo non conta per anzianità e pensione. Si può coprire, a proprie spese e con domanda online all'INPS, con il riscatto (fino a tre anni) o con i contributi volontari (legge 53/2000, art. 4, comma 2; decreto legislativo 564/1996, art. 5).

Chi paga i tre giorni di permesso per grave infermità?

Il datore di lavoro, con lo stipendio pieno. La legge 53/2000 dice solo "permesso retribuito"; lo scrive in chiaro SuperAbile, il contact center dell'INAIL per la disabilità: "I tre giorni di permesso si intendono integralmente retribuiti da parte del datore di lavoro".

Cosa si intende per grave infermità?

La legge non la definisce. Per il Ministero del Lavoro (nota del 25 novembre 2008) valgono come esempio le malattie elencate dal decreto 278/2000; serve un certificato medico che descriva la malattia o la cura (intervento, ricovero…); la parola "grave infermità" può anche mancare (Cassazione, ordinanza 14794/2019). Non si può sostituire con un'autocertificazione.

Il datore di lavoro può rifiutare il congedo?

Sì, ma deve rispondere entro dieci giorni (se il contratto collettivo non prevede una procedura diversa) e motivare il no, il rinvio o la concessione parziale. Puoi chiedere un riesame, che va fatto nei venti giorni successivi.

Posso avere sia questo congedo sia il congedo straordinario della legge 104?

Sì, ma i due anni sono un tetto unico per tutti e due: l'INPS (circolare 32/2012) spiega che il congedo straordinario rientra nei due anni della vita lavorativa.

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Fonti. Legge 53/2000, art. 4 (testo vigente su Normattiva); Decreto del Ministro per la solidarietà sociale 21 luglio 2000, n. 278 (Gazzetta Ufficiale n. 238 dell'11 ottobre 2000), artt. 1-4; Codice civile, art. 433; D.Lgs. 151/2001, art. 42; INPS, circolare n. 32 del 6 marzo 2012, paragrafo 3.3; D.Lgs. 564/1996, art. 5; Ministero del Lavoro, nota del 25 novembre 2008 (prot. 25/I/0016754); Ministero della Difesa, circolare del 3 febbraio 2025 sui permessi dell'art. 4 della legge 53/2000; SuperAbile (contact center INAIL), pagina del 21 novembre 2022 (copia d'archivio); INPS, schede sul riscatto (gestioni private, aggiornata al 12 novembre 2025; gestione pubblica, aggiornata al 27 marzo 2026) e sulla prosecuzione volontaria (aggiornata al 5 giugno 2023). Fonti lette il 2 ottobre 2026.

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